Quel (altro) ramo del Lago di Como…

Sabato soleggiato, temperatura elevata, i Bikelanders vanno a caccia di frescura.

Partenza di buon mattino, ma non troppo, visto che la sera prima non ci si è risparmiati, eghé!  Tre su quattro rispondono all’appello, ma solo il navigatore conosce la destinazione.

Il segreto sarà mantenuto fino all’arrivo a Como città, dove viene finalmente svelato l’itinerario.

Il ramo del lago di Como di cui andremo a percorrere il “periplo” non è quello di Manzoniana memoria, che è la parte lecchese, ma si tratta del ramo occidentale del Lario, quello che lambisce la città omonima, per intenderci.

Trovato parcheggio e scaricate le biciclette, partiamo subito verso il lago. Pochi i chilometri percorsi, tutti lungo il trafficatissimo centro di Como, che già è necessaria una pausa caffé.
Ci accomodiamo sui tavolini all’aperto di un bar, proprio sul lungolago e nei pressi del Tempio Voltiano.

     

Sbrigate le formalità, partiamo per davvero, anche se percorrere il lungolago comasco è complicato dal passaggio dei numerosi turisti. Fatichiamo a prendere il ritmo, ma l’andatura blanda ci permette di godere dei bellissimi scorci offerti dalla cittadina lacustre.

        

Solo dopo aver attraversato i giardini di Villa Olmo ed esserci ricongiunti con la statale, riusciamo a spingere sui pedali e a trovare la giusta velocità di crociera.


Il parco di Villa Olmo

Infatti viaggiamo molto bene, nonostante il traffico veicolare rovini un poco la poesia. Si procede con dei saliscendi mai difficili lungo la sponda sinistra, attraversando Cernobbio,  con la sua Villa d’Este, e percorrendo la Via Regina.

      

Qui il primo grande errore del navigatore regala al gruppo una salita tanto tosta quanto inutile.
Non fate complimenti ragazzi, offre la casa!

La salita ci riporta sulla statale, lungo la quale proseguiamo per qualche chilometro, spronati dalle auto che ci sfrecciano a fianco. Riusciamo a ricongiungerci con il nostro percorso poco dopo, grazie a una divertente serie di tornanti in discesa.

Procediamo quindi a grande velocità, passando borghetti come Laglio, Brienno (molto bella la sua Chiesa, costruita a picco sul lago), Argegno, Lenno e Tremezzo.


Argegno


Madonna dell’Immacolata – Brienno

Rimaniamo affascinati dallo stile e dall’eleganza delle numerose ville e dei lussuosi hotel che si affacciano sul Lago. Roba mica da barboni oh!

Arrivati in men che non si dica a Menaggio ci concediamo una meritata pausa per il pranzo. E’ mezzogiorno e siamo perfettamente in orario sulla tabella di marcia.

     

Pranzo con pizza e birra e poi diretti all’imbarcadero per prendere il mezzo inedito di oggi, il traghetto, in direzione Bellagio.


Menaggio a trois!

      
Sul Ferry in direzione Bellagio!

       
Momenti epico-romantici…


… ma anche no. 


C’è quello che si crede Giorg Cluni…


Prima di attraccare…


Viale fiorito a Bellagio…

Qui il secondo e forse il più grave errore di pianificazione: ce la prendiamo comoda, ci concediamo una birra in più.. tanto dall’altra sponda è quasi tutto pianeggiante!
Non sappiamo come ci sia arrivata questa voce, fatto sta che l’arrivo a Bellagio ci riporta bruscamente alla dura realtà, nella forma solida e ripida di una salita.

        

Il rientro a Como è faticoso e lento, segnato da interminabili salite con dislivelli anche importanti, intervallate di tanto in tanto da veloci, ma divertenti, discese.

        

In più paghiamo lo scotto di un allenamento incostante con conseguente forma fisica tipica più del giocatore di bocce che del ciclista. Paghiamo anche il conto di una lunga e ottimistica sosta a Menaggio; ma anche il caldo torrido che ci accoglie sulla sponda “est”.


Vi ricordate quando dicevo che era tutto in piano? Beh, ho mentito!

Lungo il percorso, strada asfaltata per fortuna poco trafficata, non mancano però luoghi di grande interesse e meravigliosi scorci sul lago e sui paesini circostanti.

       

Tra questi non possiamo non citare l’Orrido di Nesso, una gola naturale dove i due torrenti Tuf e Nosé si gettano nel lago formando una suggestiva cascata.

Con una bella e lunga discesa ritorniamo a Como città, dove chiudiamo l’anello, mettendo a referto circa 70km e un notevole dislivello (non siamo in grado di calcolarlo con precisione, il GPS non è sempre affidabile, ma dovremmo aver raggiunto almeno le 4 cifre).

         

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